14 Settembre 2026

Anziani abbandonati tra feci e urine, un solo operatore di notte e climatizzatori spenti: chiuse strutture a Caltanissetta

anziani centro

Tre strutture per anziani nel Nisseno sono finite al centro di un’indagine per presunte gravi carenze nell’assistenza agli ospiti. Anziani lasciati per ore nei propri letti in condizioni igieniche precarie, persone cadute a terra e assistite soltanto dopo diverso tempo, oltre a un focolaio di scabbia che sarebbe stato gestito senza rispettare i protocolli sanitari previsti dall’Asp. Sono alcuni degli elementi emersi dall’indagine condotta dai carabinieri su tre strutture residenziali per anziani di Caltanissetta.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla base delle presunte irregolarità ci sarebbe stata una gestione orientata alla riduzione dei costi, con una presenza di personale ritenuta insufficiente rispetto alle esigenze degli ospiti. Le contestazioni riguardano in particolare le modalità di assistenza riservate ad anziani non autosufficienti.

Gli amministratori delle tre strutture sono ora indiziati del reato di abbandono di persone incapaci, con l’aggravante legata alle lesioni personali che sarebbero state provocate agli ospiti. Le ipotesi investigative dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.

Al termine della lunga attività investigativa, il Gip ha disposto per tutti e tre il divieto di esercizio d’impresa per comunità alloggio e case di riposo, oltre al divieto di esercitare per un anno la professione di operatori socio-sanitari.

Un solo operatore durante il turno di notte

Tra gli aspetti maggiormente evidenziati nell’inchiesta c’è l’organizzazione dei turni notturni. Secondo le verifiche effettuate dai carabinieri, in alcune situazioni sarebbe stato presente un solo operatore incaricato di assistere decine di anziani non autosufficienti. Il problema, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe stato aggravato dalla disposizione degli ospiti su piani diversi degli edifici. Una sola persona avrebbe quindi dovuto occuparsi contemporaneamente di numerosi anziani con differenti necessità di assistenza, rendendo difficoltoso garantire un intervento tempestivo in caso di bisogno. Le indagini avrebbero inoltre documentato episodi nei quali alcuni anziani sarebbero rimasti per ore senza ricevere adeguata assistenza dopo essere caduti a terra. In altri casi, sarebbero stati lasciati nei letti in condizioni igieniche compromesse, anche a causa della mancata sostituzione tempestiva di biancheria e presidi.

Uno degli elementi contestati riguarda anche la gestione di un focolaio di scabbia. Secondo gli investigatori, la situazione non sarebbe stata affrontata seguendo correttamente i protocolli sanitari indicati dall’Asp, con conseguenze sulla gestione degli ospiti interessati. L’attività investigativa non si è basata soltanto sulle verifiche documentali. I carabinieri hanno utilizzato anche intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre a riprese video, per ricostruire le condizioni nelle quali venivano assistiti gli anziani e le modalità di organizzazione del personale. Attraverso questo materiale sarebbero emersi comportamenti ritenuti sistematici e riconducibili, secondo l’impostazione accusatoria, alla volontà di contenere le spese di gestione delle strutture. Le accuse riguardano quindi non un singolo episodio, ma un insieme di presunte condotte ripetute nel tempo.

Climatizzatori spenti durante le giornate più calde

Tra gli episodi finiti nell’inchiesta figura anche la gestione della climatizzazione degli ambienti. Secondo gli accertamenti, i climatizzatori sarebbero stati lasciati spenti anche durante le giornate caratterizzate dalle temperature più elevate. La scelta, sempre secondo quanto contestato dagli investigatori, avrebbe creato condizioni particolarmente difficili per gli anziani ospitati nelle strutture e sarebbe stata collegata ad alcuni episodi di colpi di calore. Anche questo aspetto rientra nel quadro delle presunte carenze assistenziali ricostruite durante l’indagine. Le verifiche dei carabinieri hanno dunque preso in esame diversi aspetti della gestione quotidiana delle tre strutture: dalla presenza degli operatori durante i turni alla cura dell’igiene personale degli ospiti, fino alla gestione delle emergenze e delle condizioni ambientali.

Il provvedimento del Gip rappresenta l’esito di un’attività investigativa durata a lungo e sviluppata attraverso differenti strumenti di accertamento. Le informazioni raccolte dagli investigatori dovranno ora essere sottoposte alle successive valutazioni giudiziarie. Gli amministratori delle strutture, secondo quanto emerso dall’indagine, avrebbero privilegiato il contenimento delle spese rispetto alle necessità assistenziali degli anziani. L’ipotesi di reato contestata è quella di abbandono di persone incapaci aggravato dalle lesioni personali. Il divieto di esercitare l’attività d’impresa per comunità alloggio e case di riposo e quello professionale della durata di un anno costituiscono le misure disposte dal Gip nei confronti dei tre indagati. Il procedimento proseguirà per chiarire le responsabilità individuali e verificare le contestazioni formulate dagli investigatori.

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