22 Settembre 2026

“Ti uccido”, violenze e minacce davanti al figlio piccolo: la porta bloccata, lei lo lascia, poi la decisione urgente del giudice

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Un anno di presunte violenze, minacce e controllo ossessivo avrebbe preceduto la denuncia di una donna di 30 anni di Castellarano. La vicenda riguarda una coppia residente nel Reggiano e sarebbe iniziata nei primi mesi del 2025, quando la donna avrebbe deciso di interrompere la relazione con il compagno, suo coetaneo, e di affrontare la questione relativa all’affidamento del figlio della coppia, che non ha ancora tre anni.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Stazione di Castellarano, proprio dopo la decisione di porre fine alla relazione sarebbero iniziati comportamenti sempre più insistenti e intimidatori da parte dell’uomo. La donna avrebbe raccontato agli investigatori di essere stata sottoposta a un controllo costante sulla propria vita quotidiana, dalle persone frequentate agli abiti indossati, fino agli spostamenti effettuati durante la giornata. In base alla ricostruzione investigativa, l’uomo avrebbe cercato di impedirle di uscire da sola e di svolgere normalmente le proprie attività, arrivando anche a modificare i propri impegni lavorativi per poterla sorvegliare.

Tra gli episodi riferiti agli investigatori ci sarebbe anche quello in cui il compagno avrebbe bloccato la porta dell’abitazione con uno sgabello per impedirle di uscire.

La donna avrebbe inoltre ricevuto decine di telefonate e videochiamate ogni giorno, anche mentre si trovava al lavoro, in un contesto che secondo gli investigatori avrebbe assunto progressivamente caratteristiche di controllo e intimidazione.

Il controllo sulla vita della compagna e le minacce

La ricostruzione dei carabinieri comprende anche presunte minacce rivolte alla donna attraverso il suo ambiente di lavoro. L’uomo avrebbe minacciato di incendiare le auto dei colleghi della compagna e di fare in modo che lei perdesse il posto di lavoro. Le intimidazioni, sempre secondo quanto denunciato dalla vittima e ricostruito dagli investigatori, non si sarebbero limitate alle telefonate e alle minacce verbali, ma sarebbero sfociate anche in episodi di violenza fisica. La donna avrebbe riferito di aver subito schiaffi al volto e strette alla gola. In un’altra circostanza, l’uomo avrebbe pronunciato minacce di morte impugnando un coltello.

Gli episodi contestati si sarebbero verificati anche in presenza del figlio piccolo della coppia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il compagno avrebbe rivolto pesanti insulti alla donna davanti al bambino. In particolare, sempre secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’uomo sarebbe arrivato a coinvolgere il figlio nelle offese rivolte alla madre, inducendolo a ripetere gli stessi insulti. Il quadro descritto nella denuncia avrebbe quindi riguardato un periodo prolungato, con episodi differenti che avrebbero avuto come elemento comune il controllo della compagna e la pressione esercitata nei suoi confronti. La situazione sarebbe successivamente diventata ancora più grave quando la donna avrebbe manifestato in maniera definitiva la volontà di procedere con la separazione.

Le ultime minacce e il provvedimento del giudice

La fase più delicata della vicenda sarebbe arrivata nei primi giorni di settembre, quando la donna avrebbe ribadito la propria intenzione di interrompere definitivamente la relazione. Secondo quanto riferito agli investigatori, in quella circostanza l’uomo avrebbe pronunciato minacce particolarmente gravi, sostenendo che non le avrebbe mai lasciato il figlio e arrivando, secondo la denuncia, a minacciare di ucciderla. LE dichiarazioni raccolte dai carabinieri hanno portato all’attivazione delle procedure previste nei casi di violenza e minaccia in ambito familiare e alla successiva adozione di misure nei confronti dell’uomo. Per il 30enne è stato disposto l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, con il divieto di rientrare nell’abitazione e di comunicare con la donna attraverso qualsiasi mezzo.

Il provvedimento prevede inoltre il divieto di avvicinarsi a meno di 1.500 metri dalla donna, dal figlio minore e dalla madre della vittima. La distanza riguarda anche i luoghi abitualmente frequentati dalle persone tutelate dal provvedimento, con l’obiettivo di impedire nuovi contatti non autorizzati. Nei confronti dell’uomo è stata inoltre disposta l’applicazione del braccialetto elettronico, una misura di controllo collegata al rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. La vicenda resta quindi al centro degli accertamenti giudiziari. Le accuse riportate nella ricostruzione investigativa dovranno essere valutate nelle sedi competenti e l’indagato potrà esercitare i propri diritti di difesa.

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