«Vostro figlio nascerà con la sindrome di Down». E lei interrompe la gravidanza. La scelta di una coppia di influencer divide il web: acceso dibattito sui social
Una decisione personale trasformata in un caso internazionale. La vicenda che vede protagonisti gli influencer statunitensi Jesse e Ashley Ridgway sta facendo discutere migliaia di utenti sui social network dopo che la coppia ha reso pubblica la scelta di interrompere la gravidanza in seguito alla diagnosi prenatale di trisomia 21, la condizione genetica comunemente nota come sindrome di Down.
Ad annunciare la decisione è stato lo stesso Jesse Ridgway attraverso un messaggio pubblicato sui propri canali social. L’influencer ha spiegato che la scelta è arrivata dopo ulteriori accertamenti medici che hanno confermato la diagnosi, sottolineando come il percorso sia stato vissuto con grande sofferenza emotiva dalla coppia.
La notizia ha immediatamente generato un acceso confronto online. Da una parte numerosi utenti hanno espresso solidarietà ai due coniugi, rivendicando il diritto delle famiglie a compiere scelte delicate e strettamente personali. Dall’altra, molte associazioni e persone vicine al mondo della disabilità hanno manifestato dissenso, sostenendo che la sindrome di Down non precluda la possibilità di una vita piena e inclusiva.
La trisomia 21 è una condizione genetica causata dalla presenza di una copia aggiuntiva del cromosoma 21. Grazie agli esami prenatali oggi è possibile individuare con elevata accuratezza il rischio o la presenza della sindrome già durante la gravidanza, attraverso test di screening e successivi esami diagnostici.
Il caso dei Ridgway ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della diagnosi prenatale e delle scelte che possono seguire a una diagnosi di questo tipo, argomento che continua a suscitare confronti etici, medici e sociali in molti Paesi.
Nel frattempo la coppia ha raccontato di aver ricevuto numerosi messaggi di sostegno ma anche critiche particolarmente dure sui social, chiedendo rispetto per il dolore vissuto in queste settimane.
Una vicenda che, al di là delle opinioni contrapposte, riaccende il dibattito sul rapporto tra progresso della diagnosi prenatale, libertà di scelta e inclusione delle persone con disabilità.
