“Troppi fascisti, me ne vado”: Greta Thunberg lascia la Svezia per “nuove sfide globali”

Greta Thunberg italpress ipa

La giovane attivista Greta Thunberg, simbolo globale della lotta al cambiamento climatico, ha dichiarato di non sentirsi più al sicuro nel suo Paese natale, la Svezia. Una rivelazione che ha acceso il dibattito internazionale sul ruolo degli attivisti e sui rischi legati all’esposizione mediatica. Le sue parole arrivano in un momento storico delicato, in cui le tematiche ambientali sono sempre più centrali ma anche sempre più controverse.

Nel corso di un’intervista al quotidiano svedese Dagens Etc, la giovane ha spiegato di voler intraprendere uno stile di vita essenziale, fatto di viaggi con uno zaino e sistemazioni temporanee. Una scelta che riflette non solo una necessità personale, ma anche una forma di protesta contro un sistema che, secondo lei, non tutela adeguatamente chi si espone per difendere l’ambiente e i diritti umani.

Oggi, a 23 anni, Greta continua a studiare per diventare assistente infermiera attraverso un corso a distanza, senza però abbandonare il suo impegno nel movimento Fridays for Future. Il suo attivismo si è ampliato nel tempo, includendo anche cause sociali e umanitarie, come il sostegno ai popoli indigeni e alle comunità colpite da conflitti.

La sua figura resta una delle più discusse a livello globale: da un lato celebrata come icona della sostenibilità, dall’altro criticata duramente, soprattutto sui social. Le minacce ricevute nel corso degli anni hanno contribuito a creare un clima di tensione che, oggi più che mai, sembra aver influito sulla sua decisione di lasciare la Svezia.

Dal primo sciopero al successo globale

Tutto ebbe inizio quando Greta aveva appena 15 anni. Decise di saltare la scuola ogni venerdì per protestare davanti al Parlamento di Stoccolma, chiedendo azioni concrete contro il riscaldamento globale. Quel gesto, inizialmente solitario, si trasformò rapidamente in un movimento internazionale: Fridays for Future.

Nel giro di pochi anni, Greta Thunberg è diventata una delle figure più influenti al mondo, tanto da essere inserita dalla rivista Time tra le personalità più importanti del pianeta. Un’ascesa straordinaria, accompagnata però anche da forti critiche e da una crescente polarizzazione dell’opinione pubblica.

Le ragioni della scelta: sicurezza e clima politico

In passato, la stessa attivista aveva definito la Svezia uno dei luoghi più sicuri per chi si batte per l’ambiente. Oggi, però, la percezione è cambiata. Secondo Greta, “si starebbe diffondendo un’ondata fascista estremamente ostile” nei confronti di chi promuove valori come empatia, sostenibilità e rispetto della scienza.

La giovane ha parlato apertamente di una crescente radicalizzazione del dibattito pubblico, sottolineando come sia diventato più facile etichettare gli attivisti come estremisti o “non affidabili”. Il documentario “Strejkarna”, diretto da Helena Molin e in uscita il 15 maggio, racconterà proprio questa evoluzione, mostrando il passaggio da un ampio sostegno sociale a una fase più complessa e controversa.

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