Dieci anni di carcere per la morte del figlio appena nato: è la condanna inflitta negli Stati Uniti a Laken Snelling, 22 anni, ex studentessa e cheerleader della Kentucky State University, coinvolta in un caso che ha portato alla luce una vicenda drammatica. La sentenza è stata pronunciata venerdì 16 ottobre dalla giudice Diane Minnifield, nella Fayette Circuit Court di Lexington, in Kentucky. La giovane aveva già ammesso le proprie responsabilità lo scorso agosto, dichiarandosi colpevole di omicidio colposo di primo grado, vilipendio di cadavere, manomissione di prove e occultamento della nascita del bambino.
La pena complessiva stabilita dal tribunale è stata di dieci anni di reclusione, inferiore ai tredici anni richiesti dall’accusa. La giudice ha disposto che le condanne per i quattro reati venissero scontate contemporaneamente, riducendo così il periodo complessivo da trascorrere in carcere.
Durante l’udienza, Snelling non ha preso direttamente la parola. I suoi avvocati hanno spiegato di aver scelto di non presentare dichiarazioni personali della giovane né lettere di sostegno, evitando ulteriori interventi pubblici in un caso che ha attirato una forte attenzione mediatica.
La difesa ha comunque riferito che la ventiduenne ssta cercando di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. La decisione sulla pena è arrivata dopo l’ammissione di colpevolezza e la rinuncia a un processo.
I fatti risalgono al 27 agosto 2025, quando la polizia intervenne in un’abitazione di Park Avenue, a Lexington. A chiamare gli agenti furono le persone che vivevano con Snelling, dopo aver scoperto il corpo senza vita del neonato nella stanza della giovane. Il bambino era avvolto in un asciugamano e nascosto all’interno di un sacchetto di plastica, collocato in un armadio. Nella camera sarebbero state trovate anche tracce riconducibili a un parto appena avvenuto. La ragazza venne arrestata quattro giorni dopo il ritrovamento.
Le coinquiline avevano riferito agli investigatori di aver sentito un forte rumore intorno alle quattro del mattino. Il tonfo era stato così evidente da far pensare, secondo il loro racconto, alla caduta di un quadro dalla parete. Poco prima delle nove, Snelling aveva scritto nella chat condivisa di essersi sentita male e di essere svenuta perché non aveva mangiato. Nel messaggio aveva aggiunto che avrebbe cercato assistenza medica. Quando le altre persone presenti nell’abitazione entrarono nella sua stanza, trovarono invece il neonato nascosto nell’armadio.
Gli esami medico-legali stabilirono che il bambino era nato vivo e che la morte era stata provocata da asfissia. Non fu tuttavia possibile determinare con precisione le modalità con cui si era verificata. Questi elementi sono entrati nel procedimento giudiziario conclusosi con l’ammissione di colpevolezza della giovane. Nel corso delle dichiarazioni rese nell’ambito del caso, Snelling ha descritto il parto come un evento inaspettato, avvenuto in una condizione di forte stress emotivo. La giovane ha inoltre ammesso di aver privato il bambino dell’ossigeno e di aver successivamente ripulito la stanza, nascondendo le tracce della nascita senza chiedere aiuto.
Tra le frasi attribuite alla ventiduenne durante il procedimento, una in particolare riassume la responsabilità che ha riconosciuto: “Invece di aiutarlo, gli ho tolto la vita”. La dichiarazione è stata riferita nel contesto delle ammissioni rese prima della sentenza definitiva. Con il patteggiamento, Snelling ha rinunciato ad affrontare il processo, lasciando alla giudice il compito di stabilire la pena. La decisione finale ha fissato la reclusione a dieci anni, disponendo l’esecuzione contemporanea delle condanne per i diversi reati. In aula è intervenuto anche il padre del bambino, che ha espresso il proprio dolore senza invocare una punizione più dura per la giovane. “Non auguro il peggio a Laken. Quello che è successo è successo. Non posso cambiarlo”, ha dichiarato. Particolarmente toccante è stato il racconto della nonna paterna, che ha ricordato quanto la famiglia abbia potuto vivere del breve rapporto con il bambino. “L’unica esperienza che abbiamo potuto vivere noi è stata seppellirlo, scegliere i vestiti con cui vestirlo e dargli un bacio prima della sepoltura”, ha detto davanti al tribunale. Per il primo compleanno del piccolo, i familiari si sono riuniti sulla sua tomba per una commemorazione. La donna ha inoltre manifestato amarezza per non aver ricevuto delle scuse da parte di Snelling, sottolineando il peso della perdita per chi non ha potuto conoscere il bambino.
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