Il caso della morte di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata senza vita nella sua abitazione di Riposto, potrebbe registrare nuovi sviluppi grazie agli accertamenti scientifici condotti dagli investigatori. Le indagini, coordinate dalla Procura e affidate ai carabinieri del RIS di Messina, si concentrano su alcuni elementi raccolti durante i rilievi tecnici e sulle tracce che potrebbero contribuire a ricostruire quanto accaduto nell’abitazione.
Tra gli elementi al vaglio degli specialisti ci sarebbe la presenza di materiale biologico sotto le unghie della vittima. Secondo le informazioni riportate, gli esami avrebbero individuato residui compatibili con pelle umana, un reperto che potrebbe rivelarsi importante per gli approfondimenti investigativi.
Il materiale recuperato potrebbe essere sottoposto ad ulteriori analisi per verificare se sia possibile ricavare un profilo genetico utilizzabile nelle comparazioni. L’eventuale corrispondenza con il DNA di persone già sottoposte ad accertamenti potrebbe fornire indicazioni utili agli inquirenti.
Gli investigatori stanno esaminando anche altri elementi rilevati all’interno dell’immobile, con particolare attenzione alle tracce individuate sul terrazzo e sulla tettoia. L’obiettivo è ricostruire gli spostamenti compiuti nell’area e verificare la possibile presenza di chi è entrato in contatto con la vittima.
Nel corso dei sopralluoghi, l’impiego del luminol da parte dei carabinieri del RIS avrebbe permesso di evidenziare tracce compatibili con la presenza di sangue sul terrazzo dell’abitazione. I rilievi avrebbero interessato anche la tettoia, dove sarebbero state individuate orme e impronte digitali.
Questi reperti dovranno essere analizzati e confrontati con gli altri elementi raccolti durante le indagini. La loro valutazione potrebbe aiutare a chiarire se qualcuno si sia mosso in quella zona prima o dopo il delitto e se le tracce siano riconducibili a una persona specifica.
Un altro elemento riguarda le impronte delle calzature che sarebbero state rilevate durante gli accertamenti. Secondo le prime ipotesi investigative, chi si trovava nell’abitazione potrebbe aver camminato su superfici sporche di sangue, lasciando segni riconducibili alle suole delle scarpe. Le impronte presenterebbero un disegno geometrico o una trama particolare, un dettaglio che potrebbe consentire agli specialisti di restringere il campo delle possibili calzature compatibili. L’eventuale individuazione di marca e modello, tuttavia, non sarebbe sufficiente da sola a identificare chi le indossava: servirebbero ulteriori riscontri investigativi.
Le analisi delle tracce biologiche, delle impronte digitali e dei segni lasciati dalle calzature costituiscono quindi filoni distinti dell’attività tecnica. La loro eventuale convergenza potrebbe contribuire a definire una ricostruzione più precisa degli eventi, ma i risultati dovranno essere valutati dagli inquirenti. La Procura mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta, anche per non compromettere gli accertamenti in corso. Non sono stati resi noti, nel materiale disponibile, risultati definitivi che consentano di attribuire con certezza le tracce a una persona. Gli eventuali esiti delle analisi genetiche e dei confronti sulle impronte potranno offrire nuovi elementi per chiarire la dinamica del delitto e individuare eventuali responsabilità, nel rispetto delle verifiche investigative e delle garanzie previste dalla legge.
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