Inchiesta corruzione a Palermo: i tre episodi contestati e il secondo filone sulle cure palliative
La Procura di Palermo ha chiesto una misura cautelare nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao, nell’ambito di un’inchiesta per presunti episodi di corruzione.
L’indagine, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e condotta dalla Squadra Mobile di Palermo, coinvolge complessivamente nove persone e riguarda, a vario titolo, le ipotesi di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione.
Tra gli indagati figurano anche l’avvocato Pierluigi Matta, gli imprenditori Luigi Zancla, Mario Lupo e Sergio Vella, i manager Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, Benedetta Costanzo e il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo. Per otto persone sono state richieste misure cautelari ai domiciliari, mentre per una è stato chiesto il divieto di dimora. La richiesta nei confronti di Armao dovrà ora essere valutata dal giudice per le indagini preliminari. Gli indagati sono stati convocati per gli interrogatori preventivi, che precedono la decisione sulle eventuali misure cautelari. Per tutti vale, in questa fase, la presunzione di innocenza.
Nel corso dell’attività investigativa sono state eseguite perquisizioni nell’abitazione di Armao e nei suoi studi professionali di Palermo e Roma, oltre che in altri domicili, studi legali e uffici pubblici. Fino allo scorso agosto Armao ha ricoperto la carica di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
I tre episodi contestati ad Armao
Secondo la ricostruzione della Procura, il primo filone riguarda i rapporti con Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, rispettivamente ex amministratore delegato di Cva e dirigente della società. Al centro ci sarebbero pratiche relative a progetti energetici e di energie rinnovabili sottoposti agli uffici regionali e alla Commissione tecnica specialistica. Gli inquirenti ipotizzano che Armao, sfruttando i propri incarichi e attraverso l’avvocato Pierluigi Matta, avrebbe favorito i rapporti dei vertici del gruppo con gli uffici regionali, intervenendo secondo l’accusa sull’iter di alcune pratiche. Per i magistrati, somme formalmente riconducibili a consulenze professionali avrebbero in realtà avuto una diversa funzione.
Un secondo episodio riguarda Sergio Vella, titolare della Seap Bio Energy, società interessata a un progetto ad Aragona, nell’Agrigentino, per la realizzazione di un impianto destinato alla selezione dei rifiuti e alla produzione di biometano. Anche in questo caso l’accusa ipotizza un intervento sui procedimenti sottoposti alla Commissione tecnica specialistica. La terza contestazione riguarda invece il settore sanitario e, in particolare, le cure palliative. Secondo la Procura, Armao avrebbe ricevuto 6 mila euro dal presidente della Samo onlus Luigi Zancla attraverso un pagamento che sarebbe stato formalmente giustificato come consulenza. L’ipotesi investigativa è che il denaro fosse invece collegato a un intervento sulla vicenda degli accreditamenti delle strutture impegnate nell’assistenza.
Il filone sulle cure palliative e Giuseppe Geremia Lombardo
Proprio sul settore delle cure palliative si concentra anche un altro capitolo dell’inchiesta, nel quale compare Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale del Movimento per l’Autonomia e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Secondo l’ipotesi accusatoria riportata nelle ricostruzioni dell’inchiesta, Lombardo, componente della commissione Sanità dell’Ars, avrebbe messo a disposizione la propria attività parlamentare per favorire interessi di operatori del settore in cambio della promessa di un’assunzione per una persona a lui vicina. A chiedere il suo intervento sarebbero stati, secondo l’accusa, Luigi Zancla e Mario Lupo, rispettivamente legati a Samo e Samot e ad altre società operanti nell’ambito dell’assistenza domiciliare e delle cure palliative. Il filone riguarda quindi rapporti tra attività politica, interessi imprenditoriali e settore sanitario.
La contestazione nei confronti di Lombardo si inserisce nello stesso procedimento che coinvolge Armao e gli altri indagati. Le richieste della Procura, tuttavia, non costituiscono una decisione giudiziaria definitiva: sarà il gip, dopo gli interrogatori preventivi, a valutare le richieste cautelari avanzate dai pubblici ministeri. Per quanto riguarda Armao, l’attività investigativa ha avuto come elemento centrale anche il ruolo ricoperto fino ad agosto nella Commissione tecnica specialistica regionale, organismo chiamato a esaminare procedimenti relativi alle autorizzazioni ambientali. L’inchiesta punta quindi a verificare se le funzioni istituzionali siano state utilizzate, secondo l’ipotesi dei magistrati, per agevolare interessi privati.
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