16 Settembre 2026

“Attacchi di panico, ansia, sofferenze”: video di Corona, Alfonso Signorini chiede a Google risarcimento da 5 milioni

alfonso signorini

Una richiesta di risarcimento da 5 milioni di euro è al centro della causa civile avviata da Alfonso Signorini contro Google davanti al Tribunale di Milano. La vicenda giudiziaria riguarda i contenuti pubblicati da Fabrizio Corona attraverso Falsissimo, nei quali sono state rivolte accuse a Signorini legate a presunti ricatti sessuali nei confronti di aspiranti concorrenti del Grande Fratello. Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto di citazione depositato a maggio, la società proprietaria di YouTube non avrebbe adottato, secondo la difesa del giornalista, misure sufficientemente tempestive per impedire la diffusione dei video contestati.

Gli avvocati di Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, chiedono quindi a Google il risarcimento integrale dei danni che il loro assistito sostiene di avere subito sotto il profilo personale, professionale, economico e reputazionale. La causa non riguarda soltanto la permanenza dei filmati sulla piattaforma, ma ricostruisce anche le conseguenze che la vicenda avrebbe prodotto sulla carriera e sulla vita privata dell’ex conduttore del Grande Fratello.

Tra gli elementi riportati nelle carte giudiziarie figura anche il contratto che Signorini aveva con Mediaset prima dell’autosospensione avvenuta alla fine dello scorso anno. Secondo quanto sostenuto dai suoi legali, l’accordo prevedeva un compenso minimo garantito di 1,2 milioni di euro all’anno, con una parte specificamente collegata allo sfruttamento dei diritti d’immagine.

Il dato economico viene utilizzato dalla difesa per descrivere il valore professionale e commerciale dell’immagine di Signorini e l’incidenza che le vicende contestate avrebbero avuto sulla sua attività.

La causa contro Google e i video di Falsissimo

La ricostruzione giudiziaria parte dal 15 dicembre 2025, quando Fabrizio Corona pubblicò la prima puntata di Falsissimo dedicata ad Alfonso Signorini. Nei contenuti venivano formulate accuse molto pesanti nei confronti del giornalista, tra cui quelle relative a presunti ricatti sessuali ai danni di persone interessate a entrare nel cast del Grande Fratello. Le accuse sono diventate oggetto di una battaglia giudiziaria che ha coinvolto inizialmente anche il procedimento per presunto concorso in diffamazione e successivamente la causa civile intentata contro Google. La difesa di Signorini sostiene che il gestore di YouTube avrebbe ricevuto diverse segnalazioni e richieste di intervento senza intervenire, secondo i legali, in maniera tempestiva, effettiva e proporzionata.

Tra le contestazioni figura anche la presunta mancata rimozione di contenuti identici o sostanzialmente equivalenti, che avrebbero continuato a essere ripubblicati sulla piattaforma. Nelle carte viene inoltre richiamata un’ordinanza urgente del Tribunale di Milano emessa nel mese di gennaio, con la quale era stato inizialmente bloccato il caricamento del secondo episodio della serie. Il provvedimento è stato successivamente ridimensionato in seguito all’impugnazione presentata da Corona, mentre la controversia sulla responsabilità di Google resta affidata al giudizio civile. Sarà infatti il Tribunale di Milano a stabilire se il comportamento attribuito alla società abbia effettivamente prodotto una responsabilità giuridica e se i danni richiesti siano dimostrabili.

Gli effetti sulla vita privata e il risarcimento da 5 milioni

Una parte significativa dell’atto di citazione riguarda le conseguenze psicologiche che Signorini sostiene di avere subito dopo la diffusione dei contenuti. La difesa descrive una condizione di sofferenza intensa e prolungata, che avrebbe inciso sulle abitudini quotidiane, sui rapporti sociali e sulla gestione dell’esposizione pubblica. A sostegno delle proprie richieste è stata prodotta anche una consulenza specialistica che, secondo quanto riportato nell’atto, avrebbe rilevato un quadro psicopatologico di rilevante entità.

Nella relazione vengono indicate una sindrome ansioso-depressiva con manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi riconducibili all’area post-traumatica. Gli avvocati collegano inoltre alla vicenda alcune modifiche nelle abitudini personali e professionali del giornalista. Tra gli elementi indicati figurano la disattivazione dei profili social, la sospensione degli impegni pubblici, il timore di ulteriori pubblicazioni e l’allontanamento dal circuito mediatico.

La difesa di Google e l’udienza in tribunale

La richiesta economica complessiva ammonta a 5 milioni di euro e comprende, secondo la prospettazione della difesa, diverse categorie di danno. Nel conteggio vengono infatti considerati gli aspetti patrimoniali, quelli legati alla reputazione e le conseguenze personali che Signorini attribuisce alla diffusione dei contenuti. Particolare rilievo viene dato anche al cosiddetto capitale reputazionale, considerato dai legali come una componente direttamente collegata all’attività professionale del giornalista e conduttore televisivo. Secondo questa impostazione, la perdita o il deterioramento della reputazione potrebbe avere conseguenze anche sulla possibilità di utilizzare commercialmente il proprio nome e sulla capacità di generare reddito. Il contratto con Mediaset rappresenta uno degli elementi economici richiamati nell’atto per quantificare il valore dell’attività professionale di Signorini. Prima dell’autosospensione, secondo quanto riportato dai suoi legali, l’accordo prevedeva un corrispettivo annuale minimo di 1,2 milioni di euro. Di questa somma, 480mila euro sarebbero stati riferibili nello specifico allo sfruttamento dei diritti d’immagine.

La cifra viene quindi utilizzata dalla difesa per sostenere che la reputazione e l’immagine pubblica non rappresentano soltanto aspetti personali, ma anche strumenti attraverso i quali Signorini esercita la propria attività professionale. La controversia dovrà ora entrare nella fase processuale vera e propria, con Google chiamata a presentare le proprie difese rispetto alle accuse contenute nell’atto di citazione. La prossima udienza davanti al Tribunale di Milano è fissata per il 20 dicembre, data nella quale saranno esaminate le rispettive posizioni nell’ambito della causa civile. Non sarà quindi la sola esistenza dei video a essere valutata, ma anche il comportamento tenuto dalla piattaforma dopo le segnalazioni, la loro eventuale efficacia e il rapporto tra tale condotta e i danni reclamati.

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