“Attenti a quei 4!”, la Campagna informativa ISPRA e CNR-IRBIM sui pesci alieni nei mari italiani

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Il Mediterraneo sta cambiando e, insieme all’aumento delle temperature e all’intensificarsi dei traffici marittimi, nei nostri mari vengono avvistate sempre più spesso specie originarie di aree tropicali e subtropicali. Alcune sono innocue, altre possono rappresentare un pericolo per la salute umana, per la pesca e per gli equilibri dell’ecosistema marino.

Per aiutare pescatori, subacquei, diportisti e semplici appassionati del mare a riconoscerle, ISPRA ha realizzato un nuovo opuscolo dedicato alle specie aliene presenti nei mari italiani, accompagnato dalla campagna informativa “Attenti a quei 4!”, promossa insieme al CNR-IRBIM e al progetto AlienFish.

L’iniziativa concentra l’attenzione su quattro pesci originari del Mar Rosso che possono essere avvistati o accidentalmente pescati anche lungo le coste italiane: il pesce palla maculato, il pesce leone, il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato.

Pesce palla maculato: tossico anche dopo la cottura

Il pesce palla maculato, scientificamente denominato Lagocephalus sceleratus, si riconosce per la presenza di una banda argentata sui fianchi, per le macchie scure sul dorso e per la sua caratteristica capacità di gonfiarsi.

È la specie che richiede maggiore attenzione: non deve essere mangiata, poiché altamente tossica. Il pericolo resta anche dopo la cottura. Va inoltre maneggiata con estrema cautela, perché possiede un morso potente e potenzialmente pericoloso.

Pesce leone: attenzione alle spine velenose

Il pesce leone, conosciuto anche come pesce scorpione, è una delle specie invasive più note. Ha un aspetto molto riconoscibile, con lunghe pinne e vistose spine.

Le sue carni sono considerate commestibili, ma le spine possono provocare punture estremamente dolorose. Il rischio rimane anche quando l’animale è morto, motivo per cui non deve essere toccato senza adeguate precauzioni.

I pesci coniglio: commestibili, ma da maneggiare con cautela

Il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato sono specie erbivore particolarmente invasive. Possono essere consumati, ma anche in questo caso è necessario prestare attenzione alle spine, che possono causare punture dolorose.

Il pesce coniglio scuro, Siganus luridus, può raggiungere circa 30 centimetri, mentre quello striato, Siganus rivulatus, arriva fino a circa 27 centimetri.

Un Mediterraneo sempre più tropicale

L’opuscolo ISPRA spiega che la biodiversità del Mediterraneo è in continua evoluzione. Alcune specie raggiungono i nostri mari attraverso corridoi naturali, come lo Stretto di Gibilterra, mentre altre vengono introdotte dalle attività dell’uomo, dal traffico navale, dall’acquacoltura e dall’acquariofilia, oppure arrivano attraverso il Canale di Suez.

La loro diffusione può essere favorita dai cambiamenti climatici e dall’alterazione delle condizioni ambientali. Alcune specie possono diventare invasive, danneggiando la biodiversità, le attività economiche e, in determinati casi, la salute delle persone.

Nella guida sono descritte anche altre specie ormai osservabili nel Mediterraneo, tra cui meduse tropicali, granchi, molluschi e alghe. Particolare attenzione viene riservata agli organismi urticanti o pericolosi, come la medusa nomade, la caravella portoghese e alcune specie dotate di spine, chele o appendici taglienti.

Cosa fare in caso di avvistamento o cattura

ISPRA invita i cittadini a collaborare al monitoraggio attraverso la cosiddetta “citizen science”. In caso di avvistamento o cattura è consigliato:

fotografare o filmare l’esemplare, annotare la località e possibilmente le coordinate geografiche, indicare la profondità, il tipo di fondale e tutte le altre informazioni utili. Quando possibile, l’esemplare può essere conservato congelato in attesa delle indicazioni degli esperti.

Le segnalazioni possono essere inviate all’indirizzo alien@isprambiente.it oppure tramite WhatsApp al numero 320 4365210.

Conoscere e riconoscere queste nuove specie non significa creare allarmismo, ma contribuire alla sicurezza di chi vive il mare e aiutare i ricercatori a seguire con maggiore precisione i cambiamenti in corso nel Mediterraneo