16 Settembre 2026

Roma ospiterà i negoziati tra Israele e Libano, mentre emergono nuove valutazioni sul conflitto con l’Iran

IPA_Israele italpress

Roma si prepara ad accogliere un nuovo appuntamento diplomatico dedicato alla situazione in Medio Oriente. I prossimi colloqui tra Israele e Libano si svolgeranno nella capitale italiana il 15 e 16 luglio. L’incontro rappresenta un nuovo passaggio nel percorso diplomatico avviato per affrontare le questioni ancora aperte tra i due Paesi, in un contesto regionale che continua a essere caratterizzato da tensioni e trattative multilaterali.

Secondo quanto reso noto dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, durante un incontro organizzato a Washington dal Council on Foreign Relations, i negoziati si terranno ancora una volta a livello di ambasciatori. La scelta di Roma conferma il ruolo della città come sede di confronto per iniziative diplomatiche internazionali riguardanti il Medio Oriente.

L’obiettivo dei colloqui sarà quello di proseguire il dialogo sulle questioni ancora irrisolte tra Israele e Libano, con particolare attenzione all’attuazione degli accordi già raggiunti e alla gestione delle relazioni lungo il confine tra i due Paesi. Il formato diplomatico adottato punta a mantenere aperto il confronto tra le parti.

La conferma delle date del 15 e 16 luglio arriva in una fase nella quale la comunità internazionale continua a seguire con attenzione gli sviluppi dell’area mediorientale. Le iniziative diplomatiche vengono considerate uno degli strumenti principali per favorire il dialogo tra gli Stati coinvolti.

Le dichiarazioni dell’Iran sull’accordo di cessate il fuoco

Nel frattempo sono arrivate nuove dichiarazioni da parte del principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha definito l’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco firmato con gli Stati Uniti come un processo “difficile ma realizzabile”. Secondo il rappresentante iraniano, il percorso richiede un impegno continuo da parte dei soggetti coinvolti.

Ghalibaf ha inoltre ribadito che l’Iran non considera raggiunta una pace con gli Stati Uniti e non intende riconoscere Israele. Ha anche confermato il sostegno di Teheran al cosiddetto “fronte della resistenza”, espressione utilizzata dalle autorità iraniane per indicare i gruppi armati regionali sostenuti dal Paese. Nelle sue dichiarazioni ha spiegato che tale sostegno può assumere forme differenti, dai missili agli strumenti di pressione politica attraverso i negoziati, a seconda delle circostanze.

Il sondaggio negli Stati Uniti sulla guerra in Iran

Parallelamente, un nuovo sondaggio pubblicato dal Financial Times evidenzia come il 58% degli elettori statunitensi ritenga che la guerra condotta da Donald Trump in Iran non sia valsa la pena. L’indagine è stata realizzata a livello nazionale dalla società londinese Focaldata nel corso della settimana precedente e misura la percezione dell’opinione pubblica sugli effetti del conflitto.

Il quotidiano economico ricorda inoltre che la Casa Bianca ha chiesto al Congresso l’approvazione di 67 miliardi di dollari di nuove spese federali per coprire i costi sostenuti fino a questo momento. Dallo stesso sondaggio emerge anche che il 44% degli elettori ritiene che il conflitto abbia indebolito la posizione degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, mentre il 31% considera che la guerra abbia invece rafforzato la posizione di Washington. I dati rappresentano uno degli elementi utilizzati per valutare l’impatto politico e diplomatico della crisi in Medio Oriente e le sue conseguenze sul consenso dell’amministrazione americana.

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