Operazione antimafia a Palermo, 13 arresti tra Acquasanta e Arenella: al centro clan, riciclaggio e scommesse illegali
Nuovo intervento della magistratura e delle forze dell’ordine contro le attività riconducibili alle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella nel capoluogo siciliano. La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha coordinato un’indagine che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Palermo nei confronti di numerosi indagati. L’operazione è stata eseguita dal nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza con il supporto dei comandi provinciali di Palermo e Napoli.
Le misure cautelari hanno riguardato tredici persone: otto destinatari sono stati condotti in carcere, mentre cinque sono stati posti agli arresti domiciliari. Tra gli arrestati figura anche Raffaele Galatolo, soggetto che al momento dell’esecuzione del provvedimento si trovava in regime di semilibertà.
Nel complesso gli indagati risultano quarantacinque. Le contestazioni formulate dagli inquirenti comprendono associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego di capitali, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attività di scommesse.
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso un articolato lavoro di accertamenti economici, finanziari e patrimoniali. Gli investigatori hanno inoltre utilizzato intercettazioni telefoniche e ambientali, affiancate dalle dichiarazioni fornite da diversi collaboratori di giustizia, ricostruendo i rapporti e le dinamiche operative delle organizzazioni criminali coinvolte.
Il controllo del territorio e la riorganizzazione dei clan
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella avrebbero mantenuto nel tempo una significativa capacità di riorganizzazione nonostante le precedenti operazioni giudiziarie. Le due realtà criminali fanno parte del mandamento di Resuttana, uno dei territori storicamente monitorati dagli investigatori per la presenza di interessi riconducibili a cosa nostra.
Le indagini avrebbero documentato una struttura organizzativa ancora in grado di esercitare pressione sul territorio attraverso la tradizionale forza intimidatrice dell’organizzazione mafiosa. Gli indagati avrebbero gestito controversie interne, rapporti con altri mandamenti e attività economiche considerate strategiche per il sostegno finanziario dei gruppi criminali.
Società fittizie e scommesse clandestine sotto osservazione
Per quanto riguarda la famiglia mafiosa dell’Arenella, gli investigatori ritengono che il vertice del gruppo avrebbe mantenuto relazioni con altri esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa, intervenendo nella gestione di conflitti e nel controllo di società intestate formalmente a soggetti incensurati. Tali attività sarebbero state utilizzate per il reimpiego di denaro proveniente da attività illecite e per occultare la reale disponibilità dei beni.
Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda un presunto sistema di scommesse sportive illegali diffuso sul territorio. Le giocate sarebbero state raccolte esclusivamente in contanti attraverso punti operativi non autorizzati e caratterizzati da quote stabilite autonomamente. Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito sia di eludere i controlli fiscali sia di favorire il riciclaggio di denaro proveniente da altre attività criminali. Per la posizione dell’Acquasanta, gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato una rete di collaboratori incaricata di trasmettere direttive e indicazioni operative all’interno del clan, consentendo la continuità delle attività criminali anche in presenza di restrizioni personali a carico dei vertici dell’organizzazione. (foto GdF)
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