Un’altra notte di attacchi degli Usa in Iran: raid su diversi obiettivi, Trump: “Ma ora ci fermiamo”

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Una notte di forte tensione sulla crisi tra Stati Uniti e Iran. Le ultime ore sono state caratterizzate da una serie di eventi che hanno alimentato le preoccupazioni della comunità internazionale, con segnalazioni di esplosioni in diverse aree strategiche dell’Iran e un intenso scambio di dichiarazioni tra Washington e Teheran.

Secondo quanto riferito da diversi media iraniani, detonazioni sono state udite nelle città di Bandar Abbas, Qeshm, Sirik e Jask, località considerate particolarmente rilevanti per la sicurezza e i collegamenti marittimi della regione. Contemporaneamente, le autorità della Repubblica Islamica hanno comunicato l’attivazione delle difese aeree nella zona occidentale di Teheran, alimentando ulteriormente il clima di allerta e incertezza che ha caratterizzato l’intera notte.

Uno dei temi più discussi è stato quello relativo allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale. Nel corso della notte, il comando militare iraniano ha sostenuto che lo Stretto di Hormuz fosse stato chiuso al traffico marittimo dopo il fuoco incrociato che avrebbe interessato l’area.

Le dichiarazioni di Donald Trump e il futuro dei negoziati

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato gli eventi nel corso di un’intervista concessa a Fox News, parlando della conclusione dell’operazione militare e lasciando comunque aperta la possibilità di nuove azioni. “Stiamo per fermare gli attacchi in Iran, anche se siamo pronti a riprenderli se necessario”, ha dichiarato Trump, sottolineando come l’amministrazione americana resti pronta a intervenire qualora la situazione dovesse nuovamente deteriorarsi.

Il presidente statunitense ha inoltre affermato che sarebbero stati funzionari iraniani a richiedere un immediato stop alle operazioni. Una ricostruzione che è stata però smentita dalle autorità di Teheran. Secondo Trump, l’obiettivo del blitz sarebbe stato quello di spingere gli Ayatollah a rivedere la propria posizione nell’ambito dei negoziati tra le due parti. Il leader americano ha sostenuto che Washington e Teheran fossero vicine a un accordo prima dell’inasprimento della crisi.

Ci hanno trattato da stupidi“, ha affermato il presidente dagli uffici della Casa Bianca, rivendicando inoltre il passaggio attraverso Hormuz di circa 100 milioni di barili di petrolio. Trump ha anche precisato che Israele non avrebbe partecipato alle operazioni condotte durante la notte. Le sue dichiarazioni contribuiscono a delineare uno scenario ancora estremamente fluido, nel quale le prospettive di dialogo si intrecciano con il rischio di nuove escalation militari.

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