Palermo è la “capitale” del South Working: nomadi digitali da tutto il mondo scelgono il capoluogo siciliano
Palermo si conferma una delle città più amate dai lavoratori da remoto e dai nomadi digitali provenienti da tutto il mondo. Negli ultimi anni il fenomeno del South Working ha cambiato il volto di molte città italiane, ma è soprattutto Palermo ad avere conquistato un ruolo centrale nel panorama internazionale dello smart working.
Sempre più professionisti decidono infatti di trasferirsi nel capoluogo siciliano per lavorare con vista mare, approfittando di un clima favorevole praticamente tutto l’anno, di un costo della vita più accessibile rispetto ad altre città europee e di una qualità della vita considerata tra le più alte del Mediterraneo.
Secondo l’Executive Nomad Index realizzato dalla società immobiliare Savills, Palermo è oggi la città italiana preferita dai nomadi digitali. Una posizione importante che conferma quanto il capoluogo siciliano stia diventando un punto di riferimento per chi lavora online. La classifica internazionale premia città che possiedono infrastrutture moderne, connessioni internet efficienti, affitti competitivi e servizi adeguati per chi lavora da remoto.
Nella graduatoria mondiale figurano località come Dubai, Abu Dhabi, Malaga, Miami e Lisbona. Palermo compare più in basso, ma conquista comunque il primato italiano, attirando lavoratori provenienti da Europa, Stati Uniti, Canada e persino da Paesi come India, Afghanistan, Mali e Israele. Professionisti del digitale, sviluppatori, grafici e social media manager scelgono la Sicilia non soltanto per pochi giorni di vacanza, ma spesso per soggiorni lunghi che possono durare mesi o addirittura anni.
Molti di loro arrivano inizialmente per un’esperienza temporanea e finiscono invece per innamorarsi della città. Il fascino delle strade storiche, il patrimonio artistico arabo-normanno, il mare a pochi minuti dal centro e la gastronomia siciliana diventano elementi determinanti nella scelta di restare. Non è raro che alcuni decidano perfino di trasferire stabilmente la propria residenza in Sicilia.
Investimenti, coworking e innovazione digitale
Dietro questa crescita non ci sono soltanto il sole e il mare. Palermo sta investendo molto sull’innovazione e sulla digitalizzazione. Il Comune ha destinato oltre dieci milioni di euro del Pnrr a progetti dedicati al digitale e alla modernizzazione delle infrastrutture. Tra le iniziative più importanti c’è anche il progetto di una grande struttura di coworking pubblica e gratuita, pensata per ospitare lavoratori da remoto e professionisti internazionali.
La città si prepara inoltre ad accogliere sempre più smart worker attraverso nuovi servizi e agevolazioni. Sono previste attività culturali gratuite, accessi facilitati a strutture sportive e la creazione di spazi condivisi ricavati anche da edifici storici e chiese dismesse. Parallelamente, la Regione Siciliana punta a incentivare il ripopolamento dell’Isola grazie a vantaggi fiscali per chi trasferisce il proprio domicilio fiscale dall’estero, con un rimborso Irpef che può arrivare fino al 60% nelle aree interne.
“Superata anche Milano”: a Palermo il maggiore consumo di gigabyte
Secondo il NetBook di FiberCop, Palermo è la provincia italiana con il maggiore consumo di gigabyte per linea, superando persino Milano con oltre 340 gigabyte al mese. Un dato che dimostra quanto il territorio sia ormai strettamente legato al lavoro digitale e allo smart working. La presenza crescente dei nomadi digitali contribuisce inoltre a generare economia, relazioni internazionali e nuove opportunità professionali.
Un cambiamento che coinvolge anche tanti siciliani rientrati dal Nord Italia o dall’estero per lavorare a distanza dalla propria terra. Elena Militello, fondatrice e presidente dell’associazione South Working, ha spiegato: “L’atmosfera che si respira a Palermo sul tema è positiva e negli ultimi mesi abbiamo collaborato con Italia Nomad Fest e Nomadic Sicily, due festival sul tema che si sono svolti negli scorsi mesi a Palermo e Siracusa. Un nomade digitale che viene per un periodo inizialmente definito può innamorarsene e decidere di restare”. La presidente ha poi aggiunto: “Per loro non basta l’attrattività della città. Servono infrastrutture concrete e quelli che chiamiamo presidi di comunità: spazi di lavoro condiviso aperti alle comunità locali, che siano luoghi di opportunità e aggregazione”.
