Jannik Sinner, la forza mentale dietro i trionfi: “Quella sconfitta al Roland Garros mi ha reso più forte”

Sinner- ipa italpress

Jannik Sinner continua a conquistare il mondo del tennis internazionale non soltanto con le vittorie, ma anche con la sua mentalità, letteralmente fuori dal comune. Il numero uno del ranking ATP ha rilasciato una lunga intervista a L’Equipe dopo il successo ottenuto al torneo di Montecarlo dello scorso 12 aprile, raccontando alcuni aspetti molto personali della sua crescita sportiva e umana.

Nel corso dell’intervista, il campione italiano ha spiegato come una delle sconfitte più dolorose della sua carriera sia diventata la base della sua rinascita. Il riferimento è alla finale del Roland Garros 2025 contro Carlos Alcaraz, un match rimasto nella memoria degli appassionati di tennis. Sinner aveva infatti avuto tre match point prima della rimonta dello spagnolo, ma proprio quella delusione ha contribuito a costruire il suo nuovo percorso vincente.

“Sarebbe una bugia dire che è stato facile voltare pagina”, ha raccontato Sinner. “Ma, come sempre, ho cercato subito di guardare avanti, come faccio anche quando vinco”. Il tennista altoatesino ha poi spiegato che proprio quella capacità di reagire gli ha permesso di conquistare Wimbledon poche settimane dopo, dimostrando ancora una volta la sua enorme solidità mentale.

“Ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi”, ha aggiunto il campione italiano. “E ne sono uscito con una certeza: quella di poter giocare bene anche sulla terra battuta”. Le sue parole confermano quanto il percorso di crescita di Sinner sia basato su disciplina, equilibrio emotivo e capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. Il fuoriclasse azzurro ha parlato anche della sua immagine pubblica, spesso associata a quella di un atleta freddo e quasi robotico in campo. “Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni”, ha ammesso sorridendo, “ma è perché sono molto concentrato su quello che devo fare”.

Il paragone con un robot, però, non sembra infastidirlo affatto. Anzi, Sinner considera quella definizione quasi un complimento legato alla sua precisione tecnica. “Non trovo che il termine sia dispregiativo. È così che funziono. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto”.

Il valore della famiglia

Dietro i successi del campione italiano c’è una cultura del lavoro costruita sin dall’infanzia grazie all’educazione ricevuta dai genitori. “Sono persone molto semplici, che hanno sempre lavorato durissimo”, ha raccontato Sinner parlando della sua famiglia.

Il numero uno del tennis mondiale ha spiegato come da bambino vedesse i propri genitori soltanto al mattino presto e la sera tardi, a causa dei loro impegni lavorativi. “Ci sono state tante cose per cui ho dovuto cavarmela da solo, e credo davvero che questo mi abbia fatto crescere”. Questa mentalità fatta di autonomia, sacrificio e responsabilità personale è oggi uno dei punti di forza che caratterizzano il campione italiano. Sinner ha anche raccontato un dettaglio che considera fondamentale nella sua educazione: il sorriso con cui i genitori tornavano sempre a casa nonostante le difficoltà.

“Quello che mi ha colpito dell’educazione dei miei genitori è che, indipendentemente da quello che succedeva al ristorante, tornavano sempre a casa con il sorriso”. “Nel tennis ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Ma quando esco dal campo torno a essere una persona normale e cerco di essere felice con quello che ho”. Parole che spiegano bene perché Sinner venga considerato oggi uno degli sportivi più maturi e rispettati del panorama internazionale.

La sua crescita non riguarda soltanto il lato tecnico, ma anche la capacità di mantenere equilibrio e lucidità nei momenti più delicati. “Vivere nel presente, senza guardare troppo avanti o troppo indietro, facendo sempre del mio meglio: è questo che ho imparato dai miei genitori”. Una filosofia di vita che continua a renderlo un modello per tantissimi giovani appassionati di sport. Nell’intervista Sinner ha affrontato anche il tema della sua vita a Monaco, città scelta per allenarsi e prepararsi ai grandi tornei internazionali.

“Se ho scelto Monaco è per la tranquillità che trovo qui”, ha spiegato il campione azzurro. “Ma devo anche dire che le strutture sono perfette”. Nonostante la vita nel Principato, il legame con l’Italia resta però fortissimo. “La mia famiglia mi manca. I miei nonni invecchiano e vorrei poterli vedere più spesso”. “Se fossi rimasto ad allenarmi a casa non sarei stato nelle condizioni ideali per diventare il miglior giocatore possibile”, ha aggiunto Sinner. Il campione ha poi ribadito con orgoglio il proprio legame con il Paese: “Sono fiero di essere italiano”. Nel racconto trova spazio anche il difficile periodo legato al caso clostebol e alla sospensione che aveva inevitabilmente segnato il suo percorso sportivo.

“È stato un episodio duro da vivere, perché ho dovuto pagare il prezzo di un errore che non era mio”. Ancora una volta, però, la reazione è stata immediata e profondamente positiva. “Una mattina mi sono svegliato con l’idea di trasformare tutto questo in qualcosa di positivo”. Secondo Sinner, anche i momenti più difficili possono contribuire alla crescita personale e professionale di un atleta. “Nulla accade per caso. E sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte”.

Infine, il campione italiano ha parlato dei suoi obiettivi futuri, dimostrando ancora una volta grande lucidità e ambizione. “Non credo che si possa essere al 100% del proprio potenziale a 24 anni. L’ambizione è arrivarci tra qualche anno”. Sinner immagina un tennis sempre più aggressivo, intelligente e completo, senza smettere di migliorarsi giorno dopo giorno. “Un giocatore che serve molto bene. Aggressivo, ma allo stesso tempo capace di leggere ogni situazione”. ROma ha confermato definitivamente come Jannik Sinner rappresenti oggi il volto più credibile e forte del tennis mondiale. E anche nel momento più alto della sua carriera, il numero uno ATP continua a ripetere lo stesso concetto: “Ogni giorno ho cercato di alzare l’asticella”.

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