Intervento chirurgico ritardato di ore, paziente morta a Palermo: il “Villa Sofia” deve risarcire 760mila euro
Un nuovo caso di malasanità riaccende il dibattito sulla gestione delle emergenze neurologiche in Sicilia. La decisione del giudice della prima sezione civile del Tribunale di Palermo ha stabilito che l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello dovrà risarcire con oltre 760mila euro i familiari di una donna di 51 anni morta nel 2015 per una grave emorragia cerebrale.
Il provvedimento accoglie il ricorso presentato dal marito e dalla figlia della vittima, con la sentenza che riconosce una responsabilità sanitaria legata ai tempi dell’intervento chirurgico.
I fatti risalgono alla notte tra il 12 e il 13 aprile 2015, quando la donna accusò un improvviso mal di testa violento, difficoltà nel parlare e movimenti scoordinati, sintomi tipici di un evento neurologico acuto.
Trasportata in pronto soccorso, gli esami diagnostici evidenziarono un voluminoso ematoma cerebrale di oltre cinque centimetri. Nonostante il coma e la gravità del quadro clinico, l’operazione venne eseguita solo alle 11 del mattino, con un ritardo ritenuto decisivo dai periti.
La consulenza tecnica e le responsabilità mediche
La consulenza tecnica d’ufficio ha evidenziato come la Tac imponesse un intervento immediato. Secondo gli specialisti, la tempestività avrebbe potuto ridurre l’ipertensione endocranica e favorire un recupero neurologico. I consulenti hanno concluso che l’attesa chirurgica ha contribuito con elevata probabilità al decesso della paziente, avvenuto il 2 maggio dopo settimane di agonia e ricovero.
Per il legale della famiglia, la decisione rappresenta un importante riconoscimento di giustizia sanitaria e un segnale forte sulla necessità di interventi tempestivi nelle emergenze ospedaliere.
