Cronaca

Omicidio Paolo Taormina: Maranzano, le logiche di “potere” e arroganza, i Tiktok con le frasi di Riina

Palermo è tornata a fare i conti con la violenza, con l’ennesimo episodio che sconvolge una città intera. L’omicidio di Paolo Taormina, ventunenne, ha scosso tutti, riportando alla luce vecchi rancori e un passato criminale che sembrava sopito. A essere accusato del delitto, Gaetano Maranzano (foto), ventinovenne già noto alle forze dell’ordine, che poche ore dopo l’omicidio aveva pubblicato dei contenuti su TikTok destinati a far discutere.

Sui social, Maranzano appare sereno, seduto a casa, mentre in sottofondo scorre una celebre frase tratta dalla fiction Il capo dei capi: “Tu mi arresti? E per che cosa?”. Un messaggio ambiguo, pubblicato proprio nel momento in cui l’intero quartiere commentava con rabbia e paura il delitto. Un gesto che per molti ha il sapore della sfida, per altri una provocazione da parte di chi si sentiva intoccabile.

Dietro quella pubblicazione c’è un mondo che a Palermo conoscono bene: quello delle famiglie legate alle vecchie logiche del potere di strada, dove i social diventano oggi strumenti per esibire forza e arroganza. Ed è inutile sottolinearlo, lo Zen, ancora una volta, si ritrova al centro della cronaca nera nazionale, simbolo di un disagio che mescola criminalità, silenzi e un codice non scritto di appartenenza e vendetta.

E a proposito della famiglia del giovane accusato del delitto della Champagneria, bisogna tornare al marzo del 2021, quando tra via Patti e via De Gobbis si consumò un agguato che vide coinvolti membri di due famiglie con il padre dell’attuale accusato, Vincenzo Maranzano, conosciuto come “Gnu gnu”, che era stato condannato a dieci anni per il tentato omicidio dei due fratelli Colombo. Con lui anche altri componenti della famiglia, tutti finiti in carcere con pene tra i dieci e i dodici anni. La vendetta e il controllo del traffico di droga allo Zen sono stati per anni il centro di questo scontro, trasformando le strade del quartiere in un vero e proprio campo di battaglia.

La sfida social e l’arresto

Quando i carabinieri sono arrivati a fermare Gaetano Maranzano, i suoi video circolavano già ovunque, commentati e condivisi da centinaia di utenti. Per gli inquirenti, quei contenuti non sono solo una provocazione, ma un elemento utile a comprendere la psicologia di un giovane cresciuto dentro un sistema di violenza e vendetta. L’arroganza mostrata in rete diventa lo specchio di una realtà che non conosce pentimento, ma solo orgoglio criminale.

Maranzano, già destinatario di un avviso orale del questore per precedenti legati a rissa e droga, rappresenta una generazione che non ha mai davvero spezzato il legame con il passato.

Stasera marcia silenziosa dei sindacati

“Una marcia silenziosa per fare rumore“. Scenderanno in piazza questa sera, con questo slogan, Cgil Cisl Uil e Acli Palermo, dopo l’ennesima morte di un giovane avvenuta nella movida palermitana, per dire “basta alla violenza cittadina e al degrado sociale che sta soffocando la città ormai allo sbando”.

La marcia partirà alle 20:30 da piazza Verdi per giungere fino alla Prefettura in via Cavour. “Facciamo appello ai cittadini onesti, che amano la propria città e che sperano in un futuro diverso per i nostri giovani, affinché partecipino – affermano i segretari generali Cgil e Cisl Palermo Mario Ridulfo e Federica Badami con il segretario regionale Uil Sicilia e Area Vasta Ignazio Baudo e il presidente Acli Palermo Francesco Todaro -, perché è giunto il momento di reagire concretamente e insieme”.

“Servono azioni immediate per l’ordine pubblico, il disagio e le fragilità sociali, per la sicurezza dei cittadini, prevenzione e controllo. Regna il caos che si insinua nelle assenze come quella delle istituzioni, dei punti di riferimento, della coscienza civile e del rispetto per la vita”.

redazione

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