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Bayesian, i primi rilievi a Termini Imerese e l'”incredibile catena di errori”: “Il veliero era già inclinato prima della tempesta”

Una “catena di errori fatali” ha portato all’inabissamento del veliero Bayesian il 19 agosto dello scorso anno, davanti alle coste siciliane. Affondato al largo di Porticello in una tragica notte d’estate, si trova ormai da qualche settimana nel porto di Termini Imerese. Proprio lì, i tecnici incaricati dalla procura hanno eseguito i primi rilievi ufficiali sull’imbarcazione per accertare le cause reali del disastro marittimo.

Secondo quanto emerge dalle analisi preliminari, l’imbarcazione avrebbe già mostrato gravi segni di instabilità prima ancora della tempesta che si abbatté sulla zona quella notte. Lo scafo, in particolare, sarebbe stato inclinato di circa 15 gradi e l’acqua aveva già iniziato a penetrare a bordo. Nessuna falla visibile, ma evidenti criticità strutturali e operative.

La consulenza tecnica parla chiaro: la stabilità in condizioni di allagamento e il momento raddrizzante erano già compromessi prima del peggioramento meteorologico. Il maltempo, quindi, ha rappresentato solo una concausa, aggravando una situazione già fortemente precaria.

Gli investigatori sono categorici: se il Bayesian fosse stato in piena efficienza, con motore acceso, ancora sollevata e equipaggio vigile e preparato, l’affondamento sarebbe stato “alquanto improbabile”. Una conferma importante all’ipotesi iniziale della procura di Termini Imerese, che già parlava di una “incredibile catena di errori umani”.

Gli indagati per il naufragio

Sono tre le persone finite sotto inchiesta con l’accusa di naufragio: il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia Matthew Griffiths. Secondo la ricostruzione, il lungo albero dell’imbarcazione avrebbe iniziato a toccare l’acqua a causa dell’inclinazione, rendendo il veliero totalmente ingovernabile in pochi minuti.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, vi sarebbe stato un ritardo nella gestione dell’emergenza: l’avvocato Mario Bellavista, che difende la famiglia di Recaldo Thomas, cuoco di bordo deceduto nel naufragio, afferma che l’acqua sarebbe entrata da portelloni di poppa chiusi troppo tardi per evitare il peggio.

Il naufragio ha sconvolto non solo il mondo della nautica, ma anche numerosi ambienti pubblici e privati. Tra le vittime della tragedia figurano il magnate Mike Lynch, sua figlia Hannah, i coniugi Bloomer, i coniugi Morvillo e il già citato cuoco Recaldo Thomas. Sette vite spezzate in mare per quello che, secondo le perizie, poteva essere un disastro evitabile. L’inchiesta continua e i familiari chiedono giustizia, mentre il veliero resta ormeggiato a Termini Imerese come silenziosa testimonianza di una tragedia di cui si continua a parlare.

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redazione

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